Vinci: ovunque aleggia il Genio
Di Giacomo Bezzi

by Florence Concierge

Un'incursione nella genialità? Una gita da Firenze a Vinci. Occorre anzitutto raggiungere Empoli, città frenetica per le sue mille attività industriali ed artigianali; vi si può comodamente arrivare per ferrovia, dal momento che questa città è sulla linea Firenze-Pisa (con deviazione da e per Siena) ed i treni sono grossomodo ogni ora. Da Empoli, se occorre, proseguire con pullman, piuttosto frequenti nei giorni lavorativi. Altrimenti, per chi viaggia in auto, superstrada FI-PI-LI fino ad Empoli e poi seguire la segnaletica. Vinci è ai piedi del Montalbano, un piccolo massiccio in parte boscoso ed in parte coltivato a vigneti ed oliveti tanto geometricamente disposti che i poderi sembrano usciti dalla fantasia di Piet Mondrian. Il Montalbano è a cavaliere tra le province di Pistoia e Firenze, e si è reso celebre in questi ultimi tempi dopo la riscoperta dei suoi vini d.o.c. e dei suoi olii extravergini d'oliva; questi ultimi spesso sono vincenti in concorsi di prestigio come l'"Olio d'Oro" indetto ogni anno dalla Camera di Commercio di Pistoia, e le cui fasi salienti sono da sempre trasmesse in diretta dalla battagliera emittente televisiva TVL. Vinci è città dal 1954 ed il suo nucleo storico è fatto, in pianta, non a chiocciola come molti fra i paesi e paesini poco lontani - Santa Maria a Monte, ad esempio - ma a mandorla: può rammentare anche una nave a due alberi, per cui è detto, con una certa dose di fantasia, il Castel della Nave, ove i due alberi invelati sono la torre della Rocca ed il campanile della pieve. La Rocca - o Castello Guidi - è senz'altro il monumento più famoso, ma nella pieve è conservato con amore il fonte battesimale al quale fu battezzato Leonardo. Il Genio nacque a Vinci il 15 aprile del 1452, figlio illegittimo del venticinquenne Ser Piero, figlio di Ser Antonio di Ser Piero di Ser Guido da Vinci. Ser Antonio, il nonno, aveva diversi poderi tutt'intorno, ma abitava in una casa "nel borgo di Vinci, chon orto" ove anche Leonardo visse da bimbo. La madre era certa Caterina "figlia del Boscaiolo", forse nativa dell'attuale Cerreto Guidi. L'anno seguente la nascita di Leonardo, sposò un fornaciaio detto l'Attaccabriga e si trasferì con lui nel paesello di San Pantaleone, dove regalò a Leonardo tre sorelle ed un fratello, che morirà "d'una spingharda a Pisa". Tutti qui i ricordi di Leonardo, per quanto riguarda i fratelli di parte materna. Per quanto riguarda i fratelli di parte paterna, Ser Piero gliene diede molti, tutti di terzo letto. E contro di essi Leonardo adulto - ma già ricco e famoso - imbastì, alla morte del padre, una serie infinita di liti e di cause spesso astiose e di un'acredine fuori del comune. Leonardo, all'età di diciassette anni, era stato spedito dal padre naturale a Firenze ad imparare qualcosa, e qui vi aveva frequentato la bottega del Verrocchio insieme a Sandro Botticelli, al Perugino ed altri artisti che dovevano divenire protagonisti del Rinascimento. E proprio da Firenze aveva iniziato la propria carriera di genio universale che lo avrebbe portato a Milano ed a Venezia per poi morire, non vecchissimo ma carico di gloria, ad Amboise, nella regione della Loira, alla corte di Francesco I di Francia che lo aveva voluto con sè. La sua tomba non esiste più: fu profanata e distrutta da dei sanculotti durante gli anni del Terrore. Chi va in Francia, magari in comitiva col solito tour Parigi-Eurodisneyland-Castelli della Loira, si fermi ad Amboise e lasci un fiore. Nelle sale del castello Guidi - nella piazza antistante, una scultura in legno di Mario Caroli è dedicata all'"Uomo di Vinci" e riproduce l'uomo di Vitruvio che è ora anche sulle monete italiane da un Euro - è ospitato il Museo Leonardiano. Nato in un primo tempo come esposizione di modelli ispirati ai disegni di Leonardo, il Museo una delle raccolte piá importanti del mondo in fatto di ricostruzione di macchine concepite da Leonardo inventore ed ingegnere. Il museo è articolato su tre piani ed il visitatore è accolto, al piano terra, dal modello leonardiano del paracadute, per proseguire con un percorso molto logico in sale affollate di macchine che lasciano stupiti quanto perplessi. E ciò è dovuto al fatto che non si tratta di semplici modellini, ma di macchine vere e proprie, realizzate in vari materiali a grandezza naturale:
* l'ala battente, il carro auto-mobile, la nave a pale, la bicicletta, gli sci d'acqua, il respiratore per lavori subacquei, il guanto palmato, il salvagente a ciambella e il ventilatore;
* tanti altri macchinari per l'agrindustria: il ritorcitoio, lo strettoio per l'olio e la macina col burattello per la separazione della farina dalla crusca, e poi
* una macchina per tessere, una per la lavorazione degli specchi, una per alzare antenne, un laminatoio, e tante specie di argani e di verricelli. Tutte macchine per i rari tempi di pace: che erano, allora, brevi intervalli fra interminabili guerre feroci. Per queste ultime, Leonardo ideò il cannone a vapore, la mitragliera a ventaglio, la spingarda a cavalletto ed il carro armato. Leonardo, infatti, inventava sempre, disegnava sempre, sperimentava sempre: da Fiesole provò il volo umano, con l'ala battente di cui sopra, e l'episodio è ricordato a Vinci da una festa folkoristica detta del Volo di Cecco Santi. Ma poco ci mancò che a Leonardo non fosse dato del mago: mal gliene sarebbe incolto in quegli anni di fine-Medioevo. Avrebbe potuto finire al rogo. Pochi anni fa è stato inaugurato, nella galleria e nella cantina sottostante al castello, anche il Museo Ideale di Leonardo: Utopia e Cultura della Terra, che ospita 400 opere ordinate secondo tre grandi temi: Leonardo ed il territorio, Il rapporto con l'Arte e gli artisti, Le incursioni a Vinci di protagonisti dell'arte contemporanea. Nella prima sala è ordinata anche una singolare raccolta di strumenti per l'agricoltura a dimostrazione della provenienza contadina di Leonardo, e molti modellini di macchine disegnate da lui scienziato, come una turbina per mulini ad acqua mentre la seconda sala accoglie una raccolta di opere che si richiamano ai conterranei e contemporanei di Leonardo come il Pontormo ed il nipote Pierino da Vinci, nonchè edizioni originali di caricature e del trattato di pittura. La terza ed ultima sala, infine, ospita opere di artisti contemporanei, come Matta, La Rocca, Berti, Nativi, Man Ray, Cox, ed altri. A Vinci nacque e passò la sua infanzia anche Pierfrancesco, nipote di Leonardo, noto come Pierino da Vinci: fu un ragazzo prodigio che si diede alla scultura e lasciò una massa enorme di opere sparse un po' dappertutto. Non fu un genio come lo zio, ma il Vasari gli dedicò ugualmente una delle sue Vite. Questo piccolo Mozart della scultura, molto accademico perchè non aveva compreso la lezione di Michelangelo, morì a Pisa a soli 23 anni. E proprio a Pisa, in quella Piazza Cairoli che si affaccia sull'Arno e che è meglio conosciuta come Piazza della Berlina, una scultura di Pierino rappresentante l'Abbondanza guarda melanconica i lungarni dall'alto di una colonna.  Poi oltre Vinci - tre o quattro chilometri fra gli olivi del Montalbano - è situato il piccolo borgo di Anchiano; lì è visitabile la presunta casa natale di Leonardo. La si potrebbe classificare un rustico ristrutturato che conserva la rudezza delle linee della casa colonica toscana. Vi è una piccola raccolta di cose leonardesche e, sul pavimento dell'aia, una meridiana in pietra serena dono della IBM, sponsor del restauro di quel vecchio rudere come del più importante Museo di Vinci. Vinci fa parte del consorzio turistico Terre del Rinascimento: con un unico biglietto potete visitare non solo i musei leonardiani, ma anche quello della Collegiata di Empoli e quello della Storia della Ceramica di Montelupo Fiorentino.