TOSCANA
La
Toscana è una grande realtà italiana con grande produzione (il CHIANTI è il
vino più imbottigliato, 120 milioni di bottiglie). E' prevalentemente legata al
vitigno SANGIOVESE che a seconda della zona prende
un nome diverso: a Montalcino si chiama BRUNELLO,
a Scansano si chiama MORELLINO, a Montepulciano
c'è il PRUGNOLO GENTILE. Altre realtà sono il TREBBIANO TOSCANO e il MOSCATO.
In
Toscana sono presenti 6 DOCG. Le denominazioni più antiche sono il BRUNELLO DI MONTALCINO e il VINO NOBILE DI MONTEPULCIANO, seguite
da CHIANTI, CHIANTI CLASSICO, CARMIGNANO,
VERNACCIA DI SAN GIMIGNANO.
Il VINO NOBILE DI MONTEPULCIANO è un vino
prodotto principalmente con il SANGIOVESE (localmente
PRUGNOLO GENTILE); è stata la prima DOCG ad entrare in commercio in quanto
prevedeva e tuttora prevede un invecchiamento di 2 anni contro i 5 del BRUNELLO. Anche se ultimamente se ne fa
sempre meno uso, possono concorrere anche il CANAIOLO NERO e il PULCINCÚLO.
Il BRUNELLO DI MONTALCINO ha un padre ben
identificato, Ferruccio Biondi Santi, il
quale, contro l'usanza Toscana di fare il vino rosso utilizzando anche uve
bianche, nel 1888 provò a vinificare il SANGIOVESE GROSSO in purezza (“grosso” perché ha la buccia più spessa,
localmente si chiama BRUNELLO). Esistono ancora due bottiglie del 1888, ma l'annata
storica è considerata il 1891 (base d'asta nel 2000 sui 35/40 milioni). Per un
periodo abbastanza lungo fu prodotto da un solo produttore, Biondi Santi, oggi i produttori di
Brunello sono circa 165.
Montalcino
si trova sopra un colle ed il vino assume caratteristiche diverse a seconda
della zona di provenienza. La parte del colle che volge verso la Maremma ha un
clima più mite e più secco, le uve maturano prima, il Brunello proveniente da
questa zona risulta più morbido, meno aspro ma anche meno longevo (es: Villa Banfì); verso est troviamo vini
più ruvidi, più aspri ma anche più longevi (es: Biondi Santi).
Il CHIANTI occupa una vasta zona situata
più a nord rispetto a Montalcino.
Inizialmente
c'era una sola DOCG,
In
seguito il CHIANTI CLASSICO si è
tirato fuori formando una propria DOCG.
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Oggi
la DOCG CHIANTI è
suddivisa in 7 sottozone: · COLLI FIORENTINI · COLLI ARETINI · COLLI SENESI · COLLINE PISANE, · MONTALBANO · RUFINA · MONTESPERTOLI. |
Il CHIANTI CLASSICO è situato fra
le città di Siena e Firenze e comprende per intero i territori dei comuni di
: · CASTELLINA · GAIOLE · RADDA ed
in parte i territori di: · BARBERINO VAL D'ELSA · CASTELNUOVO BERARDENGA · POGGIBONSI · SAN CASCIANO VAL DI PESA · TAVARNELLE VAL DI PESA |
Per
tutelare la produzione del CHIANTI CLASSICO alcuni produttori sono riuniti dal 1924
in un consorzio denominato "Gallo nero" che si occupa della
qualifica e della promozione del vino. Il simbolo del gallo nero è legato ad
un'antica leggenda risalente al 1200 quando le repubbliche di Firenze e Siena,
divise da una storica rivalità decisero di ridisegnare i confini del loro
territorio. Affidarono la contesa ad una gara di velocità tra due cavalieri che
dovevano partire dalle rispettive città al primo canto del gallo: il punto di
incontro sarebbe stata la linea di confine. I Fiorentini giocarono d'astuzia e
scelsero un galletto nero tenuto a digiuno che cantò ben prima dell'alba e
consentì al loro cavaliere di percorrere più strada.
La
differenza tra i due tipi di Chianti è notevole, in primo luogo il CHIANTI
CLASSICO ha eliminato l`uva bianca all’interno della propria DOCG. Anche qui
esiste un papà del disciplinare del Chianti: il Barone Ricasoli (1895) che mise per iscritto la ricetta del
Chianti: SANGIOVESE, CANAIOLO NERO più MALVASIA DI CANDIA (inizialmente
non era previsto il TREBBIANO),
questo perché se si fosse fatto un vino con solo le due uve nere si sarebbe
ottenuto un prodotto estremamente ruvido e non adatto al consumo immediato, per
cui per ammorbidirlo e per avere una bevibilità più pronta si doveva usare la
MALVASIA.
Successivamente,
in seguito alla grande richiesta di Chianti, i produttori iniziarono ad
"allungare" il vino con il TREBBIANO TOSCANO, tanto però da far scadere la qualità del prodotto. Di
fronte ad un prodotto scadente la richiesta diminuì e i produttori si videro
costretti a rivedere l'uvaggio. Poiché il territorio destinato alla
coltivazione di questa uva bianca era esteso, anziché espiantare i vigneti si
decise di imbottigliarne le uve a parte e gli si diede l’appellativo del
terreno, Galestro, vino che ebbe grande successo (qualità percepita)
anche se di qualità intrinseca abbastanza modesta.
In
ogni caso l'impennata dei consumi ha indotto le aziende a rivedere il rapporto
tra qualità percepita e qualità intrinseca dei propri vini, forse troppo legati
a disciplinari ormai obsoleti. I produttori in grado di sostenere grossi
investimenti hanno così avviato delle sperimentazioni in vigna e in cantina
dalle quali si sono presto ottenuti dei vini di qualità superiore rispetto ai
prodotti di punta delle case stesse.
Questa
ricerca ha introdotto il concetto di SUPERTUSCANS, che
rappresentano la scelta di alcuni produttori di fare un vino senza doversi
attenere rigorosamente al disciplinare di produzione, ma facendolo a loro
piacimento uscendo dalle DOC e retrocedendo tra i Vini da Tavola. Produttori
come Fontodi, Castelnuovo Berardenga, hanno
fatto vini con SANGIOVESE in
purezza che hanno trovato grande riscontro sul mercato. Nel 1994 il disciplinare
del CHIANTI CLASSICO si è uniformato
dando la possibilità di fare vino anche con sole uve SANGIOVESE (localmente SANGIOVETO). Dal 1996 prevede anche il 15% max di CABERNET SAUVIGNON.
Il
primo SUPERTUSCAN fu il TIGNANELLO
prodotto con 80% SANGIOVESE e 20% CABERNET SAUVIGNON. Padre del SASSICAIA è Mario Incisa della Rocchetta che piantò CABERNET SAUVIGNON e con l`enologo Giacomo
Tachis creò questo vino. Il Sassicaia
di Tenuta S.Guido è stato il primo vino elevato in barrique. La BOLGHERI SASSICAIA è una sottozona della DOC BOLGHERI creata appositamente per questo vino.
Antinori ha
reso buono il Chianti Classico facendo un vino con un taglio 80% SANGIOVESE e 20% CABERNET SAUVIGNON;
Mercatale VaI di Pesa ribaltò le
proporzioni, 80% CABERNET SAUVIGNON e 20% SANGIOVESE creando
un vino eccezionale chiamato SOLAIA (1° nella top hundred di
Winespectator 2000).
Alcuni
produttori visto l'obbligo di destinare il 50% dei vini da tavola alla
distillazione si sono orientati verso le IGT, Indicazione Geografica Tipica.
Altra
DOCG interessante è il CARMIGNANO,
prodotto principalmente con SANGIOVESE ed integrato
con CABERNET SAUVIGNON, CABERNET FRANC, CANAIOLO
NERO più eventuali vitigni a bacca bianca della
regione. Questo vino esce sul mercato dopo 2
anni di invecchiamento.
Ultima
e unica DOCG bianca è la VERNACCIA DI S.
GIMIGNANO (diversa comunque dalle altre Vernacce: esiste infatti la
Vernaccia di Oristano più corposa, alcolica, rigorosa, poi la Vernaccia di Serrapetrona
un vitigno a bacca rossa, la Vernaccia grigia in Trentino).
La VERNACCIA DI SAN GIMIGNANO
non ha una particolare qualità intrinseca,
il primo che inizio’ a fare un vino con una Vernaccia elevata in barrique fu Terruzzi. Prevede una versione Riserva
di 1 anno, è uno dei pochi vino bianchi che se ben fatto può essere longevo.
Una
DOC interessante a sud di Montalcino e Grosseto è la MORELLINO DI SCANSANO (MORELLINO è un altro nome della qualità di SANGIOVESE con acino piccolo). Molta uva di Scansano andava ad
aiutare la produzione del Brunello tanto richiesto. Vino di qualità, non
longevo ma buona realtà.
La
DOC BIANCO DI PITIGLIANO è uno dei
vini preferiti dalla comunità ebraica. L'uvaggio prevede TREBBIANO TOSCANO,
MALVASIA, GRECHETTO e uve internazionali.
Anche
l'isola d' ELBA ha una sua DOC che
prevede una produzione di vini rossi e rosati fatti con SANGIOVESE, e vini bianchi ottenuti da ANSONICA (sinonimo
di INZOLIA) e TREBBIANO.
In
Toscana è presente anche il MOSCATO BIANCO (localmente
MOSCADELLO) nella DOC MOSCADELLO
DI MONTALCINO che si vinifica dolce o liquoroso.
In
gran parte della regione si produce un vino particolare, il VIN SANTO, ottenuto prevalentemente con TREBBIANO TOSCANO e MALVASIA,
viene fatto appassire e poi pigiato, messo in caratelli con aggiunta di "madre", cioè Vin Santo vecchio. Dopo
un periodo di maturazione che può durare anche anni si aprono i caratelli: il
prodotto che si ottiene è molto variabile dall'amabile al dolce. Esiste
anche il VIN SANTO secco utilizzato
come una sorta di sherry italiano.
Esistono
delle realtà molto particolari come il VIN
SANTO OCCHIO DI PERNICE ,
peraltro molto caro, che prevedono anche uve a bacca rossa come MALVASIA NERA e SANGIOVESE.
L’
abbinamento classico è con i cantucci,
anche se il vero nome è Biscotti di
Mattonella: dopo la cottura venivano tagliati, la parte centrale erano così
i biscotti mentre i cantucci erano le estremità laterali che venivano
confezionate e vendute a minor prezzo.
Il VIN SANTO si chiama probabilmente così perché quando il Cardinal Bessarione (‘400) lo assaggiò disse "sembra un vino di Xanto" cioè un vino alla greca (dolce). Chi era di fronte capì male e venne chiamato Vin santo. Un'altra versione vuole l'origine del nome dal fatto che le uve passite vengono pigiate addirittura durante la settimana santa che precede la Pasqua cristiana.